dsite review: hunter complex

hunter complex - hunter complex outside frontBiografia articolata quella relativa all’olandese Lars Meijer alias HC: attivo dalla fine degli anni 90’s celato sotto lo pseudonimo Larz, autore all’epoca di due albums ed un 7″, in seguito componente del progetto Psychon Troopers, ora noti semplicemente come Psychon, autore nel 2004 di un valido album titolato As When Lighted realizzato in collaborazione con Gabry de Waaij nonchè autore dell’ep Here’s The Night, antecedente al debut full lenght oggi in esame nella cui tracklist spiccava una rielaborata new version del brano Another Green World di Brian Eno. La label Narrominded si occupa della pubblicazione di questo lavoro a mezzo percorso tra non strepitosi registri new wave minimale ed electro, interpretati con peccaminoso spirito easy ma denotanti alcuni interessanti spunti degni di menzione. Nelle strategie strumentali riaffiorano le immancabili provenienze 80’s a supporto di un sound pulito, lineare, creato da synths, un elementare reticolo di drum-programming e garbati vocals (Wait) o su secche ritmiche e melodie da disco-club d’altri tempi (Here Is The Night). Tracce poliritmiche dalle atmosfere retrò intessute su educati spartiti electropop (Dance) comunicano il desiderio di sperimentare essenziali giochi di synth ingentiliti da soavi voalizzi (Exit): la bassa timbrica degli stessi ricama aggraziati quanto sterili moduli electro-non-so-chè (Cross) oltrepassati da dubbi ibridi alternative-pop metropolitano di scarso mordente (Fashion Street). Il ritorno ad una buona electro-wave finemente elaborata non fa soffermare l’attenzione sulle semplicistiche procedure negli arrangiamenti (Moonset), mentre la nuda ritmica vagamente disco 80’s circonda vocals filtrati ed armonie astratte (Black). Le irrinunciabili infuenze wave del trascorso ventennio incontrano nuovamente l’elettronica grezza del periodo di appartenenza generando però melodie di scarsa personalità (Chinese Restaurants) oppure, al contrario, piccoli gioielli electro-minded dalla lenta percussività synthetica che punteggia uno squisito apparato tastieristico simile ad una pioggia luminescente (Turn). Drum-machine segmentata, prog e canto attenuato si incorporano originando songs a tutto relax (Kerosine) concludendo la tracklist con mature ed apprezzabili manifestazioni di synthpop atmosferico (Mean Street). Album episodico che sembra soggiacere sotto un neutro manto di anonimato ma, all’occorrenza, anche in possesso di svolte in grado di strappare qualche fugace assenso. Non posso definire particolarmente lusinghiero questo debut, tuttavia le potenzialità e l’esperienza di Lars fanno auspicare una prossima release maggiormente coraggiosa e, chissà, dotata di più accattivante personalità. Tempo al tempo. Disco saturo di nostalgiche reminescenze 80’s ma anche contenuti convincenti solo a metà: il lavoro risulta sguarnito di quella fondamentale vitalità che l’avrebbe reso avvincente e mietitore di pieni consensi. L’appuntamento con gli applausi è comunque solo rimandato.

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